venerdì 12 gennaio 2018

Considerazioni laterali sul “posto fisso”

Qualche giorno fa ho visto Quo Vado di Checco Zalone in TV. Mi sono perso la prima mezz’ora abbondante purtroppo. Zalone rimane uno dei pochi grandi comici italiani. Detto questo, il film mi ha fatto riflettere sul “posto fisso” e la società italiana. Nel film in maniera comica si criticava la mania italiana per il “posto fisso”  che diventava massima aspirazione per pigri e incapaci. Però il “posto fisso” ha un’altra chiave di lettura. La società italiana è antimeritocratica in cui è impossibile perseguire un qualsiasi progetto o percorso di miglioramento o evoluzione personale. Tutto e tutti sono contro. E non si tratta solo delle tasse e della burocrazia, per certi versi specchio del paese, ma dell’atteggiamento di tanti che tendono a schiacciare chi cerca di elevarsi un po’. L’invidia è il sentimento principe dell’italiano medio, quello che gli fa augurare di schiantarsi al vicino con l’auto nuova o che scoraggia o boicotta l’iniziativa del conoscente. In una società del genere, dove si finisce per essere schiacciati, il “posto fisso” non è più cercato per pigrizia o per la sicurezza economica, ma come rifugio in cui essere anonimi e non attirare gli sguardi dei curiosi. Scomparire in un ufficio a mettere timbri e non essere soggetti alla critica e all’invidia della gente.
Altra chiave di lettura è che se nessuno deve emergere, tutti devono essere uguali al ribasso e quale tipo di impiego garantisce un’uguaglianza formale e la mancanza di meritocrazia se non il “posto fisso”? Il “posto fisso”, da questo punto di vista, non nasce dalla necessità di piazzare i raccomandati e gli incapaci, ma per livellare la società e bloccare chi desidera migliorarsi, soddisfacendo l’invidia dei più. Gli italiani vorrebbero una società di tipo sovietico in cui tutti abbiamo un lavoretto e una tessera per acquistare i beni di consumo, rigidamente uguali. Per assurdo, l’invidia si riversa sul vicino o sul collega e non sui ricchi che vengono considerati una classe o meglio una razza a sé che poco a che fare con i comuni mortali. Per gli italiani vale quel proverbio in cui il marito per fare dispetto alla moglie si taglia gli attributi. Così l’italiano, invece di gioire della nuova auto del vicino ed eventualmente approfittarne, per esempio, chiedendola in prestito per fare un giro, semmai la sfregia con le chiavi.

martedì 21 novembre 2017

Beato chi ha i nonni

C'è un problema di conciliazione fra lavoro e gestione dei figli. Per chi non ha i nonni che vanno a prendere i figli da scuola e li scarrozzino in giro fra palestre e catechismo è impossibile che tutti e due i genitori possano lavorare a meno che abbiano redditi tali da pagare uno stipendio ad una babysitter. C'è un problema generale di organizzazione del lavoro. Allo stato attuale la flessibilità nel mondo del lavoro viene intesa solo come riduzione degli stipendi e aumento delle ore lavorate, ma mai come una diversa gestione della giornata lavorativa anche mediante telelavoro. Molte donne potrebbero svolgere un lavoro part time, ma sono bloccate dallo scarso uso di queste tipologie nelle aziende. A volte le aziende preferiscono una presenza continuativa in azienda anche prolungata senza che il lavoratore abbia qualcosa da fare, piuttosto che lasciarlo libero di tornare a casa. A questo si aggiunge a volte la difficoltà di raggiungere il posto di lavoro con un tempo di percorrenza di oltre un'ora che rende nei fatti un lavoro part time un full time. Un problema di non facile soluzione. Beato chi ha i nonni.

domenica 22 ottobre 2017

26 ottobre evento in cui partecipo con il mio libro "Anche l'economia è un'opinione"

Impresa Azzurra organizza 
GIOVEDÌ 26 OTTOBRE 
Dalle ore 18:30

A cura del Coordinamento Regionale della Lombardia

L'IMPORTANZA DI FARE RETE
Durante la serata verranno esposte opere d'arte di artisti sia emergenti che affermati. 
Il perfetto contorno all'ambiente di networking. 

Interverranno durante la serata:
Dott. Prof. Alfonso Indelicato
Per la presentazione del suo libro

Dott. Vito Foschi
Per la presentazione del suo libro

Giovedì 26 ottobre 2017
Dalle ore 18:30

Yoof, Via Metastasio 3, Milano
(Zona Cadorna, linea metropolitana M1)

18:30 Ingresso e accoglienza in sala
19:00 Presentazione Libro Prof. Indelicato
19:30 Presentazione Libro Dott. Foschi
21:15 Apertura tavolo dibattito e presentazione IA




martedì 26 settembre 2017

Presentazione del "Anche l'economia è un'opinione" a Milano

01/10/2017: Evento mondano Presentazione libri Domenica 1 Ottobre serata al Palo Alto, lo storico disco bar fra le fermate Porta Romana e Crocetta della MM3!
La prima parte della serata, in particolare dalle 19.00 alle 20.30 ca. sarà dedicata alla presentazione del libro di Vito Foschi "Anche l'economia è un'opinione".
Dalla presentazione presente sul blog dell'autore: Il calcolo della ricchezza italiana è frutto di un'alchimia ambigua che mescola tasse ed economia sommersa, la proprietà pubblica è un'illusione, la spesa pubblica è un inganno, mentre il sistema previdenziale è destinato a saltare per colpa dell'allarme demografico. E intanto i politici vogliono abolire il contante solo per fare un favore alle banche. Un pamphlet che rivela cosa c'è da sapere per difendere i nostri soldi.
Ritrovo quindi già a partire dalle 19.00 con un appuntamento di alto livello per parlare di argomenti che tutti dovremmo imparare a conoscere meglio! Il libro si configura come un agile pamphlet di 50 pagine, pensato per essere letto nei momenti liberi! Successivamente, a partire dalle 21.00, piano bar con karaoke facoltativo nella sala al piano interrato!
In lista Milanofotografo entrata libera e area riservata.
La serata si configura come una serata rilassante, di ritrovo con gli amici, in un ambiente comodo ed confortevole, in un locale in posizione centrale e facilmente raggiungibile.
L'evento è anche su Facebook!
VITO FOSCHI Laureato in ingegneria, dopo un'esperienza di insegnante è ora consulente informatico a Milano. Con una passione per la scrittura e la politica, ha pubblicato per varie testate locali e online. Suoi articoli sono apparsi sul Legno Storto, l'Opinione e l'Intraprendente. Fra i primi aderenti al Tea Party Italia, è stato candidato alla Camera nel 2013. Attualmente è titolare della rubrica settimanale Cose (E)inaudite su Lo Spiffero

Orario: 19.00 Presso: Palo Alto - C.rso di Porta Romana 106 - 20122 Milano

sabato 5 agosto 2017

Lavoro manuale e lavoro intellettuale

di Vito Foschi

Parlo dell'Italia che è purtroppo l'unica realtà lavorativa che conosco. Da sempre esiste una divisione netta fra lavoro manuale in qualche modo bistrattato e lavoro intellettuale o impiegatizio e ciò si riflette anche sui diversi trattamenti economici.
In realtà attualmente l'avanzamento tecnologico ha un po' rimescolato le carte e la suddivisione è meno netta che in passato, ma continua ad essere percepita come divisione netta e totale. Se si pensa alle catene di montaggio robotizzate dove i cosiddetti operai devono mettere mano ai robot riparandoli o riprogrammandoli, si capisce bene che non si tratta di un banale lavoro manuale, ma di qualcosa di più complesso. Lo stesso avviene in autofficina dove ormai esiste la diagnostica elettronica e così via.
Al contrario nel lavoro impiegatizio/intellettuale molte attività sono state automatizzate e il mitico ragioniere in grisaglia e con calcolatrice è ormai un ricordo lontano. Oggi, spesso l'attività di un impiegato si riduce all'immissione di dati in appositi programmi che poi effettuano tutte le operazioni del caso. Mi è difficile considerare un lavoratore intellettuale un operatore di un call center che blocca le carte di credito. Per quanto debba operare delle scelte lo fa sempre entro determinate opzioni seguendo una procedura predeterminata. Di fatto l'organizzazione a catena di montaggio rischia di scomparire nell'industria per imporsi nei servizi. Già parte dei servizi segue l'organizzazione della catena di montaggio e l'open space è la versione impiegatizia del capannone industriale.
Detto ciò rimane la percezione nei più dell'operaio come lavoro manuale e dell'impiagato come lavoro intellettuale e ciò si riflette anche negli emolumenti percepiti. Il lavoro dell'operaio viene considerato faticoso e nessuno si sognerebbe di richiedere un'ora di straordinario ad un operaio senza pagarla, cosa che succede spesso per gli impiegati. In qualche modo l'impiegato viene concepito come se tramite il lavoro si realizzasse, mentre l'operaio no. Quindi ogni sforzo aggiuntivo richiesto all'operaio deve essere remunerato, al contrario all'impiegato che tramite il lavoro dovrebbe trarne soddisfazione personale non sempre è remunerato. Ciò si riflette sugli stipendi ed è facile trovare semplici operai che con turni notturni o festivi e ore di straordinario abbiamo uno stipendio paragonabile a quello di un quadro nell'ambito dei servizi.